venerdì 2 dicembre 2016

Nascita di una nevrosi

foto di Martin Stranka




"Chiunque può sopportare un dolore,
tranne chi ce l'ha"
William Shakespeare




Il ventre piatto e i glutei tesi riducono il coinvolgimento addominale nei movimenti della respirazione.

L’onda inspiratoria comincia nel ventre e si muove verso l’alto, fino a raggiungere la gola e la bocca, innescando l’inspirazione. L’onda espiratoria procede nella direzione opposta. Ogni area di tensione blocca l’onda respiratoria e riduce la percezione della pulsazione.

Le tensioni si sviluppano nell’addome per ridurre le sensazioni sessuali, controllare le funzioni escretorie e diminuire, durante la prima infanzia, il dolore di un pianto che non riesce a evocare una risposta positiva da parte dei genitori. Le tensioni diaframmatiche provengono dalla paura e innalzano le costole inferiori, creando un anello di tensione intorno al busto.

Una parete toracica rigida ridurrà le sensazioni legate al cuore e ne deriveranno limitazioni delle sensazioni legate a questo centro energetico e sentimentale.

La rigidità del busto è responsabile anche degli spasmi muscolari del cingolo scapolare, riducendo i movimenti del protendersi e del colpire. Anche questa parte del corpo è responsabile della limitazione di un’espirazione profonda che potrebbe evocare sentimenti dolorosi che risiedono nella zona pelvica, lasciando l’individuo sospeso e incapace di abbandonarsi.

Queste sospensioni corporee si traducono in illusioni mentali a cui il soggetto comincia a credere come fossero realtà emotive e psichiche. La sua capacità di abbandonarsi alla vera realtà del proprio dolore, della separazione e della frustrazione, si riduce sempre di più fino a sparire, trasformandolo in un individuo che vive in una propria realtà, difesa e illusoria.

Le tensioni della gola e del collo bloccano il pianto e le grida e riducono l’ingresso dell’ossigeno, abbassando il livello energetico disponibile.

Le tensioni alla base del cranio producono la spasticità dei piccoli muscoli occipitali e irrigidiscono la motilità della mandibola che viene mantenuta ritratta o protratta.

Una mandibola ritratta di solito denota una personalità inibita, mentre una mandibola protratta è caratteristica delle persone che sfidano e non vogliono cedere mai.
Il coinvolgimento, nella tensione generale del cranio e del collo, dei muscoli pterigoidei riduce in modo considerevole lo scambio energetico tra corpo e testa.

L’interruzione di uno scambio vitale tra testa e corpo mantiene il soggetto nelle proprie illusioni difensive, lo separa dalla realtà del suo corpo e della vita emotiva che risiede nelle sensazioni ventrali. Quest’anestesia ventrale interrompe il collegamento dell’individuo con le proprie gambe e il relativo contatto col suolo.


In questo modo la persona non si muove più nella realtà ma solo nella propria percezione della realtà, distorta dalle immagini illusorie contenute nella sua mente. Le sue idee non nascono più dalle sensazioni che provengono dalla spinta delle gambe, dal bacino, dall’addome e dall’onda respiratoria, ma sono il frutto di una mente chiusa in se stessa e isolata dalla realtà.





sabato 26 novembre 2016

Te lo leggo in faccia

"Homeless" serie fotografica di Lee Jeffries - 2013




Il volto umano è una macchina sofisticata e complessa che ha come funzione primaria quella di comunicare le emozioni.


Il primo che ha posto l’accento sul valore emotivo delle espressioni facciali è stato Charles Darwin, l’ideatore della teoria dell’evoluzione.


Egli sosteneva che molte delle espressioni facciali fossero state selezionate per ragioni di adattamento all’ambiente, cioè servissero a comunicare lo stato interno che, senza bisogno di parole, trasmette agli altri come si sente in quel momento: triste, felice, timoroso; tutto ciò ha un valore sul piano personale e sociale; ad esempio la paura è un’emozione che segnala in genere un pericolo e quindi è utile comunicarla ad altri membri della stessa specie.


In tempi attuali le osservazioni di Darwin sono state approfondite e sviluppate dallo psicologo americano Paul Ekman. Egli ha esaminato migliaia di espressioni facciali e ha elaborato un modello scientifico per la loro interpretazione. Atteggiamenti del volto in culture molto diverse.

Il ricercatore ha dimostrato che in un gruppo della Nuova Guinea di cultura primitiva, le espressioni facciali che gli individui esibiscono sono identiche a quelle mostrate da chi vive nel mondo occidentale evoluto. Egli ha verificato che la mimica di emozioni fondamentali come la rabbia, il disgusto, la felicità, la tristezza, la paura e la sorpresa sono praticamente identiche nel corredo genetico di tutti gli essere umani.

Probabilmente, puntualizza Ekman, si tratta di comportamenti che hanno radici biologiche e che quindi non hanno bisogno di essere appresi per manifestarsi.


Grazie agli studi sulle espressioni facciali è stato possibile arrivare a una descrizione particolareggiata di questa mimica, accorgendoci che può essere estremamente complessa e raffinata; alle volte, nel giro di pochi secondi, possono “affacciarsi” sul volto delle “pose” di cui, normalmente, ci si accorge a malapena dato che sono estremamente brevi.


In altri casi, le emozioni possono dare luogo a delle espressioni soffocate; in cui, l’atteggiamento della faccia viene inibito e quindi si osserva solo un brandello della mimica.


Le espressioni del volto sono spesso complesse e ambigue; questo accade soprattutto perché provengono da un sistema duplice, volontario e involontario, capace di mentire e di dire la verità, a volte, contemporaneamente.


Le espressioni vere, sentite, attivano il movimento spontaneo di alcune regioni muscolari del volto; è possibile simularle ma non risultano molto convincenti.


Quelle false invece sono intenzionali e comportano l’innesco volontario di una maschera: servono, in questo caso, a nascondere ciò che si prova veramente o a mostrare qualcosa che non si sente.


In linea di massima, è più facile fingere emozioni positive che negative: la maggior parte delle persone trova molto complicato imparare a muovere volontariamente i muscoli che sono necessari per fingere realisticamente dolore e paura; mentre è più facile assumere l’atteggiamento della rabbia e del disgusto.


Nel suo libro “I Volti della Menzogna” (2011) Ekman elenca almeno tre chiavi di lettura per stabilire che un’espressione non sia genuina e sincera: asimmetria dell’espressione nei due lati del volto, scelta sbagliata dei tempi d’innesco e “disinnesco” della mimica facciale, errata collocazione dell’espressione nell’interazione:



- Asimmetria: in un’espressione facciale asimmetrica, le stesse azioni compaiono identiche nelle due metà del viso, ma sono più intense su un lato rispetto all’altro. Una spiegazione di questo fatto risiederebbe nel fatto che l’emisfero cerebrale destro sia più specializzato del sinistro nell’elaborazione delle emozioni: dato che l’emisfero destro controlla gran parte dei muscoli della metà sinistra del viso e il sinistro quelli della metà destra, le emozioni osservano con maggiore intensità sulla parte “mancina” del volto.
Se al contrario, è il lato destro a mostrare un certo atteggiamento in modo più marcato, possiamo presumere che l’emozione non sia sentita davvero.

Tempo: le espressioni “tirate” (che durano, cioè più di 10 secondi) sono probabilmente false. La mimica che esprime emozioni autentiche non resta sul viso più di qualche secondo. Se la sorpresa è genuina, i tempi di attacco e di stacco sono brevissimi: in genere si tratta di qualche secondo.

Collocazione nel discorso: se qualcuno finge di arrabbiarsi e dice ad esempio “ti metterei le mani addosso”; per accertare che la minaccia sia vera, dobbiamo fare attenzione alla mimica: se i segni di collera nell’espressione facciale vengono dopo le parole, la persona non è poi così adirata come vorrebbe far credere.

Come regola, vale l’assunto che le espressioni del viso non sincronizzate con i movimenti del corpo costituiscono probabili indizi di falso.







domenica 20 novembre 2016

Bisogni frustrati e onnipotenza

"Arancia Meccanica" di Stanley Kubrick - 1971


"Due forze uniscono gli uomini:
l'interesse e la paura"
(Napoleone)


La gang (Rosenfeld H., 1971; Steiner J., 1996), prima di essere una realtà sociale, è un assetto psichico di soddisfazione dei bisogni primari dell'individuo, attraverso fantasie narcisistiche onnipotenti con carattere distruttivo. 

La sua comparsa nell’economia delle soddisfazioni primarie, comporta che queste non implichino una dipendenza. In questo caso l’onnipotenza dell’assetto narcisistico distruttivo garantisce autonomia e potenza nel processo di soddisfazione dei bisogni narcisistici, negando ogni legame e relazione all'individuo.

Questa ricerca di autonomia, a costo anche della propria libertà, sembra essere la conseguenza di una ferita narcisistica. Le separazioni ripetute che l’individuo deve affrontare e fronteggiare segnano il senso di potenza personale, che ne viene invariabilmente ridotto. I bisogni rimangono intatti nella loro potente necessità ma le forze di soddisfazione sembrano non essere più all’altezza, visto che l’individuo si percepisce solo e scarico

La paura di un secondo rifiuto non permette di ritornare all’oggetto da cui si è stati obbligati a separarsi. Bisogna allearsi con qualche oggetto nuovo e molto potente, capace di soddisfare i bisogni in modo adeguato senza che nessuna richiesta venga in realtà formulata, evitando la possibilità di un altro rifiuto. 

Questa alleanza comporta il sacrificio di una verità, quella dei bisogni di relazione del soggetto. Egli si ritrova in un vortice di soddisfazioni gratuite, potenti e terrificanti, ma di fatto non incontra persone, ma solo oggetti pronti a soddisfarlo. Nessuno parla, nessuno chiede nulla, le interazioni si giocano tutte in un silenzioso implicito perverso. 

Ciò che accade è un continuo gesto eccitante e pericoloso che inchioda il soggetto alle sue azioni. Egli non può muoversi liberamente, dubitare o parlare. Il controllo su ciò che accade è costante e pressante da parte della gang. Ogni cosa fuori dal previsto potrebbe essere un tentativo di liberazione e fuga che la parte narcisistica onnipotente distruttiva potrebbe punire con la morte violenta o la mutilazione.

L’atmosfera di tensione è la forma di ricatto che la parte onnipotente (la parte dell’individuo che nega le relazioni e i contatti) applica alla parte bisognosa (la parte che deve raggiungere una soddisfazione) affinché questa non parli, ne si allontani. Nonostante i bisogni si siano alleati onnipotentemente con il narcisismo, rimane sempre il pericolo che questo inganno della negazione delle relazioni, possa essere smascherato.

Questo sistema perverso probabilmente nasce nel periodo autistico dell’auto-accudimento che ogni bambino si trova ad attraversare immediatamente dopo le prime micro-separazioni dalla madre. Una serie di eventi come un auto-accudimento particolarmente efficace o bisogni rimasti insoddisfatti dal contatto con la madre, oppure separazioni particolarmente violente e non attenuate da parziali riavvicinamenti, possono determinare un contratto silente tra i bisogni primari e il narcisismo onnipotente del bambino. 

In favore di questa alleanza ciascuna parte sacrifica qualcosa assicurandosi dei vantaggi. L’onnipotenza dell’individuo, servendo i bisogni, si assicura la legittimità ad esistere e una certa integrazione con la realtà dell’individuo, evitando una tirannia manifesta e una dissociazione con la realtà. L’affettività e i bisogni dell’individuo, utilizzando la grande carica e potenza del narcisismo onnipotente, si assicurano l'autonomia nel processo di soddisfazione. 



giovedì 17 novembre 2016

Prove di personalità

"Ossessione" di Luchino Visconti - 1943




Personalità 3

Profilo A
o   Esagero le difficoltà, i pericoli fisici e i rischi
o   Non ho amici intimi o confidenti
o   Evito attività che comportano un contatto interpersonale significativo
o   Sono riluttante a coinvolgermi con la gente se non ho la certezza di essere accettato/a
o   Mi offendo facilmente davanti a critiche o disapprovazioni
o   Ho timore d’imbarazzarmi e arrossire
o   Evito situazioni sociali
o   Tendo ad avere un rendimento al di sotto delle mie possibilità
o   Ho difficoltà a focalizzare l'attenzione

Profilo B
o   Ho una passione per le liste, i dettagli e l'organizzazione
o   Ho un perfezionismo che a volte interferisce con la conclusione di un lavoro
o   Sono concentrato/a sul lavoro e dedico poco tempo allo svago
o   Sono incapace di gettare oggetti vecchi o inutili, anche quando sono privi di valore affettivo
o   Sono inflessibile su etica o morale
o   Sono riluttante a delegare compiti o a lavorare in gruppo
o   Ho uno stile di vita parsimonioso
o   Sono rigido/a e testardo/a

Profilo C
o   Ho difficoltà a prendere decisioni quotidiane senza richiedere consigli e rassicurazioni
o   Ho bisogno che gli altri si assumano la responsabilità di alcuni settori della mia vita
o   Ho difficoltà a esprimere disaccordo
o   Ho difficoltà a iniziare progetti o a fare cose autonomamente
o   Posso arrivare a offrirmi per compiti spiacevoli pur di mantenere il supporto e l’approvazione degli altri
o   Mi sento a disagio e indifeso/a quando rimango solo/a
o   Quando termino una relazione stretta ricerco subito un'altra relazione come fonte di accudimento e di supporto



Personalità 3 – DIPENDENTE

Profilo A – Evitante: sindrome d’inibizione sociale, sentimenti d’inadeguatezza e sensibilità al giudizio negativo.
Profilo B – Ossessivo: condizione di preoccupazione per l’ordine, il perfezionismo, il controllo mentale e interpersonale a spese di flessibilità, apertura ed efficienza.
Profilo C – Dipendente puro: un quadro di marcata necessità di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e timore della separazione.




(Parametri clinici tratti dal DSM - Manuale Diagnostico Statistico)



giovedì 10 novembre 2016

Il problema della realtà nei caratteri istrionici

"Hotel Paris" di Erwin Olaf - serie fotografica


La speranza nell’arrivo di un amante capace di liberare la sessualità insoddisfacente si riscontra in quasi tutti i caratteri isterici. L'isteria femminile al tempo di Freud è oggi rapportabile ai caratteri istrionici sia maschile che femminile.

In questi soggetti il livello di energia è basso a causa della rigidità corporea e inconsciamente la persona isterica agisce come un tubo cavo che incanala le sensazioni nei genitali. Ciò viene compensato e nascosto dietro a un gran lavoro fatto di atteggiamenti sociali proattivi.

Una mia paziente isterica era una ragazza vivace, espressiva, pronta al sorriso e dotata di una personalità piacevole e calda. Il suo viso era attraente, il corpo di media statura, la sua figura gradevole e ben proporzionata; fisicamente era forte e agile. Sicuramente gli uomini la trovavano attraente. Nulla nella sua funzione lavorativa o nelle sue relazioni con la gente forniva un qualsiasi indizio per comprendere il significato del suo disturbo” (Lowen A., Il linguaggio del corpo).

Il problema dell’isteria è costituito da un'apparente contraddizione tra una notevole produzione di energia, un forte senso di realtà e una distorsione delle sensazioni genitali.

Il principio di realtà si manifesta nelle funzioni genitali e il carattere isterico è un carattere genitale, nel quale l’oscillazione dell’Io è ancorata alle due estremità della sua traiettoria: la funzione genitale e il pensiero realistico.

La situazione è analoga a quella che incontrò Wilhelm Reich nel tentativo di comprendere il problema masochista: “Solo quando cominciai a dubitare della correttezza e della precisione delle affermazioni dei pazienti lentamente si fece luce”.

In quell'occasione si trattava di capire in che modo la fantasia o l’atto di essere percossi potessero essere percepiti come piacevoli. Nonostante quanto affermano tutti i masochisti, seguendo le analisi di Reich, la fantasia o l’atto di essere percossi non è fonte di piacere. Analogamente nei casi di isteria con sessualità insoddisfacente, dobbiamo dubitare delle affermazioni dei pazienti, che non sono attendibili in quanto è scarsa la loro coscienza corporea.

Perché un forte flusso di libido non produce un’eccitazione genitale d’intensità sufficiente da arrivare alla percezione cosciente?

Freud analizzò questi elementi psichici in “Eziologia dell’isteria” e in “Il Meccanismo psichico dei fenomeni isterici”. Nel primo lavoro egli osserva che l’isteria si sviluppa per una divisione della consapevolezza in consapevolezza ipnoide e consapevolezza normale.

Durante l’attacco isterico, il controllo di tutta l’innervazione somatica è passato alla consapevolezza ipnoide”. Lo stato ipnoide contiene i ricordi repressi “con pieno tono affettivo per un lungo periodo”. 
Nello studio successivo sono chiariti altri elementi di questo meccanismo: “I ricordi repressi sono esperienze sessuali infantili che, inefficaci in se stessi, possono esercitare un’influenza patogenetica solo in un secondo tempo, quando dopo la pubertà, si agitano sotto forma di ricordi inconsci”.

Il sintomo è determinato dallo sforzo di difendersi contro l’idea dolorosa di un’esperienza più recente, che presenta connessioni logiche e associative con le esperienze infantili inconsce.
Freud precisò che le esperienze infantili devono essersi verificate prima degli otto anni d’età perché si sviluppi l’isteria.





lunedì 7 novembre 2016

Appunti per una personalità

"Lo straniero" di Luchino Visconti - 1967




Personalità 2

Profilo A
o   Non desidero avere relazioni strette
o   Preferisco attività solitarie o che comportano relazioni superficiali con gli altri
o   Ho poco interesse per le esperienze sessuali  
o   Provo piacere in poche attività
o   Non ho amici stretti o confidenti
o   Cerco di rimanere indifferente alle critiche e ai complimenti
o   Mi piace rimanere emotivamente controllato/a

Profilo B
o   Ho idee di riferimento (un sistema di spiegazione del funzionamento generale degli eventi; es. l’astrologia, il destino, la scaramanzia)
o   Ho un pensiero di tipo “magico”
o   Ho esperienze percettive insolite
o   Ho uno stile espressivo e verbale particolari (vago, circostanziale o "tangenziale", metaforico, elaborato o stereotipato)
o   Sono sospettoso/a
o   Ho un’affettività ridotta, rigida e trattenuta o inappropriata ai contesti
o   Ho un comportamento o un aspetto strani, eccentrici
o   Non ho amici stretti o confidenti all'infuori dei parenti di primo grado

Profilo C
o   Sospetto di essere sfruttato/a o danneggiato/a
o   Dubito della lealtà degli amici
o   Non mi confido per il timore che ciò che dico venga utilizzato contro di me
o   Provo rancore
o   Sento di essere attaccato/a dagli altri e tendo a reagire
o   Sospetto del tradimento del/della partner




Personalità 2 – PARANOICA

Profilo A – Schizoide: una modalità di distacco dalle relazioni sociali e una gamma ristretta di espressioni emotive in contesti interpersonali
Profilo B – Schizotipico: condizione relazionale sociale deficitaria, evidenziata dal disagio e ridotte capacità riguardanti le relazioni strette, accompagnate da distorsioni cognitive e percettive ed eccentricità del comportamento.
Profilo C – Paranoico puro: un quadro di diffidenza e sospetto nei confronti degli altri.




(parametri clinici tratti dal DSM - Manuale Diagnostico Statistico)