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Appunti su romanticismo, ottimismo e rassegnazione

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"L'ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista sa che è vero" (Oscar Wilde)


Il desiderio d’intimità è vissuto come un flusso di eccitazione lungo la parte anteriore del corpo che coinvolge la bocca, le labbra e le braccia.
È il sentimento che fa protendere il neonato e il bambino verso la madre per avere contatto e nutrimento e il cui appagamento è fonte di beatitudine.
Ma se i bisogni orali del bambino non sono appagati il desiderio permane nella maturità come un dolore persistente al torace e alla gola.
Nel XIX° secolo, quando l’allattamento al seno era diffuso, i bambini conoscevano questa beatitudine. Ma se venivano svezzati troppo presto la ricerca di appagamento orale, equivalente alla beatitudine, tendeva a trasformarsi nella ricerca di un amore romantico, che però non poteva realmente soddisfare il bisogno orale.
“Per un adulto l’appagamento è possibile solo al livello realistico della sessualità come orgasmo, non al livello r…

Biopatia Caratteriale

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La nevrosi caratteriale può complicarsi fino a produrre alterazioni del funzionamento organico. Queste biopatie hanno spesso origini sconosciute e un profondo coinvolgimento della vita emotiva dell'individuo.
Wilhelm Reich (1897-1957) sostiene che l’angoscia crea una prevalenza cronica del funzionamento del sistema nervoso simpatico, questo a sua volta genera un’impotenza orgastica che, in un circolo vizioso, mantiene la simpaticotonia.
Nelle biopatie somatiche la contrazione progredisce fino allo stadio del mutamento fisico producendo la malattia organica. Tutte le biopatie, sia che si presentino come nevrosi o come manifestazioni somatiche, sono causate da un disturbo del sistema nervoso autonomo e causano un disturbo nella funzione biologica della pulsazione in tutto l’organismo.
Una limitazione della piena espirazione e un’espansione inspiratoria cronica del torace sono alla base della simpaticotonia cronica.
La funzione di questo atteggiamento inspiratorio è di impedire l’…

Il Periodo Blu

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“Il silenzio è la più giusta condizione della bellezza, come la pace del mare calmo” (Schelling F., Filosofia dell’Arte, 1802-1803).
Il blu corrisponde simbolicamente all’acqua calma, al temperamento quieto, alla femminilità.
La contemplazione di questo colore ha un effetto pacificante sul sistema nervoso centrale. La pressione arteriosa, la frequenza del polso e del respiro sono tutte ridotte, mentre i meccanismi di rigenerazione biologica lavorano per caricare l’organismo.
Il blu prepara al rilassamento e a riprendersi. Nella malattia e nell’esaurimento la necessità di questo colore aumenta. Psicologicamente aumenta anche la tendenza a essere sensibili, facilmente feriti, urtati e suscettibili.
Il blu, come tutti i colori di base (rosso e giallo), è una rappresentazione cromatica di una necessità biologica: fisiologicamente rappresenta la soddisfazione di essere in pace e gratificati. Chiunque in una situazione equilibrata, armoniosa e libera da tensione come questa, si sente st…

Affetto Coerenza Significato

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"La filosofia è la balia asciutta della vita, veglia sui nostri passi, ma non ci può allattare" (Soren Kierkegaard)


Il cervello umano si è evoluto insieme a una complessità sociale crescente, l’emergere del linguaggio e a un’espansione della cultura. 
La capacità di narrare emerge da un cervello di grandi dimensioni e da capacità di linguaggio sofisticate. La narrazione di storie, mentre ci trasmette gli insegnamenti della cultura, serve anche come mezzo di omeostasi e integrazione del funzionamento cerebrale. 
Man mano che il cervello è diventato più complesso e si sono sviluppate reti modulari dedicate alle funzioni motorie, cognitive e sociali, si è presentato anche il compito di organizzare e integrare questi sistemi. 
Benché solitamente assumiamo che queste funzioni integrative siano necessariamente collocate nelle strutture frontali (esecutive), che si sviluppano più tardi, anche le relazioni sociali e le narrative personali partecipano a questi processi di regolazione.

Nirvana Apparente

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Esiste uno stato emotivo che simula una tranquilla serenità. Non sono poche le persone che lo scambiano per il punto di arrivo di un percorso di maturazione.
In realtà si tratta di una forma difensiva basata sul raffreddamento emotivo e sul distacco dal coinvolgimento con gli altri.
La persona che si trova a vivere un simile stato potrebbe essere completamente all’oscuro del fatto che la sua apparente serenità è uno schermo difensivo paranoico dalle emozioni. L'esperienza emotiva è vissuta come persecutoria.
Ciò che l’individuo inconsciamente cerca di sopprimere è il desiderio di coinvolgimento e l’eventuale dipendenza da una qualche situazione o dalle persone.
Percepire il proprio desiderio e il legame che questo comporta è associato a profonde angosce di rifiuto, solitudine e a fantasie di morte.
Sentirsi bisognosi, emozionati e mossi da qualche desiderio equivale a correre un grande rischio di sopravvivenza e l’individuo risponde diventando paranoico, associando la percezione …

Devi amarmi!

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"Genio e follia hanno qualcosa in comune: entrambi vivono in un mondo diverso che non esiste per gli altri" (Arthur Schopenhauer)

Ciascuno fa il possibile, sin dall'inizio, per essere accettato e per contribuire al funzionamento del proprio ambiente, anche se questo a volte comporta il rischio di uscirne con qualche danno simile alla follia.

Bateson, Jackson, Haley e Weakland hanno descritto gli effetti del paradosso dell’interazione umana, in un saggio intitolato “Toward a Theory of Schizophrenia” del 1956.
Questo gruppo di ricercatori studiò il fenomeno della comunicazione schizofrenica da un punto di vista che fu radicalmente diverso da tutte quelle ipotesi secondo cui la schizofrenia è anzitutto un disturbo intrapsichico (disordine del pensiero, funzione debole dell’Io, sommersione della coscienza ad opera di materiale del processo primario, ecc.)
Bateson e i suoi collaboratori si chiesero quali sequenze di esperienza interpersonale provocherebbero il comportamento che…

Non è insonnia

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Dormire 7-8 ore consecutive è un’abitudine relativamente recente per l’essere umano. Fino all’industrializzazione e all’illuminazione artificiale, il sonno era diviso in due fasi.
In “At day’s close: a history of nighttime” Roger Ekirch compie una ricerca storica sul sonno umano. Egli racconta che il riposo si svolgeva in un totale di 12 ore, suddivise in un primo periodo di 3-4 ore di sonno, che cominciavano nelle prime ore di buio, poi ci si svegliava per 3 ore circa nel cuore della notte al termine delle quali ci si riaddormentava fino al mattino.
L’evidenza scientifica della tesi di Ekirch proviene dalle ricerche di Thomas Wehr del National Institutes of Mental Health, che ha tenuto 14 persone al buio per metà giornata, senza luce artificiale.
All’inizio i soggetti hanno dormito moltissimo, forse per debito di sonno che è comune tra le persone di epoca moderna, ma a partire dalla quarta settimana i partecipanti hanno strutturato naturalmente un sonno simile a quello che descrive …