venerdì 17 marzo 2017

L'abitudine sotto la pelle


"Boxers" di August Sander - 1929


"Le cattive abitudini 
sono una parte essenziale
della nostra personalità"
(Oscar Wilde) 




Le caratteristiche individuali della struttura corporea sono espressioni di un adattamento all'ambiente e della variazione creativa all’esperienza personale di vita.

La storia familiare, una serie di esperienze e il senso di sé, sono elementi di adattamento e di reazione attraverso un modellamento del pensiero, delle opinioni e del modo in cui l’individuo s’incarna (reazioni fisiche, movimento, postura, funzionamento neuro-vegetativo).

Proprio come gli schemi d’interazione familiare, di comportamento o del senso di se stessi diventano persistenti, anche il modo in cui si struttura la natura corporea diventa tanto abituale da sembrare parte delle ossa e delle fibre.

I processi naturali dell’assumere una posizione difensiva (trattenere il respiro, incurvare le spalle, inclinarsi per schivare un pericolo) costituiscono una parte dell’adattamento ai cambiamenti ambientali. 
Quello che era un processo di adattamento può diventare una struttura costante e fissa della postura corporea, segnalando che l’organismo percepisce costantemente la presenza di un pericolo.

I processi organismici di adattamento e di variazione diventano strutture corporee fisse quando sono usate abitualmente, qualche volta perché l’ambiente lo richiede, più spesso perché il soggetto fissa un senso di sé attraverso quella specifica difesa.

Un bambino definisce se stesso come duro e corazzato, evitando il suo senso di debolezza, indurendo il torace e i muscoli pettorali, assumendo una postura rigida.

I terapeuti ad orientamento corporeo più esperti sanno che molto di ciò che appare fisso e convenuto nel corpo di una persona in realtà è piuttosto plastico e soggetto a cambiamento, quando si verificano le giuste condizioni. Se tali strutture apparentemente fisse possono essere modificate, allora forse esse sono state modellate e alterate a partire dalla struttura corporea più equilibrata e flessibile che tutti abbiamo in comune.

Chiamarle semplicemente abitudini non spiega bene il significato delle strutture corporee di adattamento.

Come fanno questi processi a diventare tanto abituali e predominanti da arrivare a essere strutturali?

Nell’esperienza generale dell’unità e integrità del corpo e di sé, quando parti del sé vengono rinnegate, sono gli aspetti corporei delle funzioni di contatto ad essere alienati dal proprio senso di sé.

È il processo di rinnegamento del sé corporeo (inibizione di movimenti, desensibilizzazione delle sensazioni corporee, sottrazione dell’Io all’esperienza corporea, espressione fisica incompleta) che diventa strutturato nel tempo.

In questo senso la struttura corporea di adattamento ha in sé implicita la funzione di contatto rinnegata, il movimento o sentimento rinnegato e il processo attraverso il quale essa è stata rinnegata, cioè la tensione che la esclude dalla consapevolezza e dall’espressione.

Il sé è stato suddiviso in parti ed è in conflitto con se stesso.

I conflitti emotivi più importanti per l’individuo, e dunque persistenti, diventano inevitabilmente evidenti nel corpo a livello strutturale.





giovedì 9 marzo 2017

Natura & Cultura


"After The Deluge" di David LaChapelle - 2006




"Solo attualizzando lo psichico lo si può indagare,
perché esso è sempre qualitativamente specifico"
(Karl Jaspers)



Nel passaggio dallo stato di Natura a quello di Cultura ha avuto un ruolo primordiale assicurare l'esistenza di un gruppo strutturato, sostituendo l'organizzazione al caso in modo che sia assicurato il controllo e la ripartizione di beni.

La regolamentazione dei legami nel gruppo esige che i desideri siano canalizzati o repressi. L'istituzione deve produrre e far regnare l’ordine e il controllo per effettuare il passaggio dalla natura caotica alla cultura organizzata (Kaes, 1996).

La dimensione culturale interessa i sistemi di rappresentazione e d'interpretazione che organizzano la formazione del senso dell'istituzione. Riguardano i significati condivisi in quanto partecipano di credenze comuni ed esprimono dei valori e delle norme che contribuiscono a definire l'identità dell'istituzione e i punti di riferimento dei suoi membri. 

L'istituzione mobilita nei suoi soggetti funzioni e processi psichici, li canalizza, li controlla e li domina. Queste mobilitazioni hanno un effetto organizzatore della realtà psichica dell’istituzione.

L'istituzione svolge funzioni psichiche fondamentali, tra cui quelle di proporre possibilità di realizzare delle mete e il compimento parziale di scenari emotivi personali. Essa permette anche la realizzazione simbolica dell'affiliazione e dell'appartenenza a un insieme, della continuità narcisistica e della partecipazione a ideali comuni.

L'istituzione impone ai suoi soggetti un'esigenza di lavoro psichico sulle formazioni e i processi del legame istituzionale: l'istituzione come oggetto, i membri dell'istituzione, i loro legami.
  
L'economia psichica dell'istituzione si caratterizza per un sistema di tensione tra la struttura, che riguarda l’aspetto di continuità rassicurante, e la circolazione di affetti e dinamiche personali che le conferisce una fisionomia energetica predisposta alle trasformazioni (Pinel, 1996).

Questo sistema di tensione, sempre precario, è stato assimilato all'oscillazione tra la mania e la depressione (Freud, 1921).

Le istituzioni sono attraversate da movimenti di oscillazione che si traducono in congiunzioni e disgiunzioni, associazioni e dissociazioni (Kaes, 1994).
L'istituzione realizza un assemblaggio di registri (psichico, emotivo, sociale, gruppale) e di logiche (emotiva, individuale, gruppale, sociale).

Collocandosi all'incrocio tra il dentro e il fuori, segnalando i rapporti del singolare con il plurale, intra e intersoggettivo, l'istituzione è un'istanza sensibile agli effetti dello slegamento delle relazioni.

Che si manifesti attraverso una deregolazione parziale o un disinvestimento globale e una messa in crisi, la deregolazione dei legami istituzionali si accompagna spesso a una sofferenza psichica che affligge le persone e i gruppi che compongono l'insieme istituito.

Ogni legame è un incontro istituzionalizzato, è Natura che diventa Cultura. Luogo di progetti, alleanze e rassicurazioni, ma anche groviglio di proiezioni, dinamiche psichiche e dolorose frustrazioni.



giovedì 2 marzo 2017

Il Periodo Viola








La Quaresima è un periodo di penitenza e il viola è il suo colore.

Questo colore è una mescolanza di rosso e di blu: unisce la conquista impulsiva del rosso e il gentile cedere del blu ed è rappresentativo del processo di identificazione

Questa identificazione è un'unione mistica, un alto grado d’intimità sensibile che porta a una fusione tra il soggetto e l’oggetto, tale che ogni cosa pensata e desiderata può diventare realtà. 

E' una sorta d'incantesimo, un sogno reso realtà, uno stato magico in cui i desideri sono soddisfatti. La persona che preferisce il viola è proiettata verso un rapporto magico. Non solo vuole essere conquistata ma vuole anche piacere e affascinare gli altri, esercitare un alto grado di influenza.

Il viola può significare identificazione in quanto fusione intima, erotica e può portare a una comprensione intuitiva e sensibile. Tuttavia il suo carattere irreale di soddisfazione del desiderio può anche significare incapacità a differenziarsi, simbiosi e ondeggiamento, che possono dar luogo a irresponsabilità.

Le indagini di Erbsloh hanno segnalato che per l’attività ghiandolare e ormonale durante la gravidanza si tende a manifestare una preferenza per il viola e ciò avviene spesso anche nel caso in cui vi siano disfunzioni tiroidee. L’ipertiroidismo (quando è di natura psicosomatica e non il risultato di deficienze di iodio) è una condizione che deriva dallo stress o per uno shock protratto a lungo, o legato a condizioni di sofferenze nel periodo post-natale, di paura ingiustificata o terrore. I soggetti che ne sono colpiti manifestano emozioni molto instabili e poco controllabili. 

La preferenza per il viola fra i più giovani mette in luce il fatto che l'ambiente è ancora per loro un mondo magico, in cui possono esaudire i propri desideri. 

"Quando il viola è preferito con una certa insistenza è necessario indagare su eventuali immaturità del soggetto, che potrebbe risultare poco realistico ed avere difficoltà nel distinguere la realtà dall’immaginario. In questo caso la persona avrà uno speciale bisogno di comprensione sensibile da parte di un partner con cui potersi identificare. Oppure la persona desidera essere approvata per il suo fascino, per le sue maniere deliziose e i suoi modi convincenti: la persona che richiede queste attenzioni speciali, cerca di gettare un incantesimo su chiunque incontra. Il soggetto è sensibile e ben disposto, ma non vuole che i suoi rapporti lo coinvolgano in eccessiva responsabilità" (Luscher M., 1969).

Quando il viola è evitato, il desiderio di un’intimità mistica con un’altra persona è stato rifiutato o soppresso. Ciò innesca una riserva critica e una mancanza di volontà a concedersi, ad abbandonarsi a qualche rapporto, sia esso personale o professionale, finché non si possono valutare attentamente le responsabilità che questa concessione comporterà. 

Allo stesso tempo, il bisogno d’identificazione e di comprensione intuitiva, impliciti nell'esperienza sensoria del viola, sono proiettati dentro gli oggetti piuttosto che nelle persone, dando origine a un raffinato gusto estetico, alla capacità di formulare giudizi indipendenti e a una tendenza verso attività scientifiche e di ricerca.

Il periodo viola è un momento di penitenza e di ricerca di unione mistica.



giovedì 23 febbraio 2017

Una tranquilla vulnerabilità

Robert Redford by Platon



Bisogna aver ricordi di molte notti d’amore e occorre essere stati vicino a moribondi e aver sentito grida e pianti. Bisogna essere in grado di ripensare a strade in regioni sconosciute e a incontri inattesi, a giorni d’infanzia ancora inesplicati e ancora non basta. Non basta aver ricordi. Bisogna saperli dimenticare e attendere con grande pazienza che tornino. Perché i ricordi in sé non sono sufficienti. Solo quando si sono trasformati in sangue dentro di noi, in sguardo e gesti, anonimi e indistinguibili da noi, solo allora potrà accadere che nella più rara delle ore, da loro s’innalzi la prima parola di un verso” (Rainer Maria Rilke, 1949).

La consapevolezza è un processo nel quale è centrale la congruenza fra ciò che viene espresso e ciò di cui viene fatta esperienza interiormente. Congruenza fra fare e dire, fra sentire e pensare.

La psicoterapia sostiene l’individuo in questo processo e alimenta la vivacità dell’immaginazione, l’incontro vitale col mondo, la curiosità pura. Alimenta la capacità di leggere qualcosa di straordinario nelle cose semplici o di identificare qualcosa di semplice nell’apparente complessità dell’espressione di una persona.

La psicoterapia integrata interviene sulla sensazione e sulla consapevolezza del paziente senza aggirare le resistenze, ma integrando il lavoro corporeo con la consapevolezza e il significato delle scelte.

Si parte dalla consapevolezza di sé, includendo l’esperienza corporea del sé fisico e nel momento in cui si presta attenzione all’aspetto corporeo, questo si modifica e, allo stesso tempo, avviene un cambiamento a livello della consapevolezza: per esempio il paziente percepisce che quando riempie d’aria il torace si sente grande e forte o quando lo sgonfia prova vulnerabilità o rimorso.

Il cambiamento muscolare-scheletrico e il cambiamento posturale accrescono la consapevolezza e il senso delle proprie scelte, la complessità e la ricchezza interiori. Questi cambiamenti sono globali, coinvolgono l’intero organismo e sembrano rimanere stabili per molti anni.

L’intero processo della psicoterapia integrata fornisce anche sostegno alla resistenza considerandola una parte integrante del sé e le offre una voce somatica necessaria al paziente per imparare che si tratta di un’espressione di sé alla quale è concesso di emergere consciamente, come scelta, in maniera deliberata.

La resistenza è vista come una parte rinnegata del sé-corpo, che necessita di essere portata alla consapevolezza e reintegrata nel funzionamento totale della persona.


Il grounding respiratorio permette un contatto naturale con i propri processi vitali, l’assetto emotivo e la comunicazione con l’ambiente. Il soggetto recupera in questo modo una postura corporeo-emotiva di base che permette la formazione del pensiero e la congruenza dell’esperienza. Questa postura è la sensazione di tranquilla vulnerabilità.





domenica 12 febbraio 2017

Giallo Carnevale





Il giallo è il più vivo dei colori primari e il suo effetto è di luce e di energia. 

Il giallo aumenta la pressione del sangue, la frequenza delle pulsazioni e la respirazione in modo simile al rosso ma è meno stabile in questa sua azione. Le caratteristiche principali del giallo sono la brillantezza, la riflessività, le qualità radianti e un tipo di allegria che è più apparente che sostanziale. 

"Il giallo esprime l’affettività non inibita, aprirsi e rilassarsi. Rappresenta il rilassamento, la dilatazione e psicologicamente indica il liberarsi dai problemi, dai fastidi e le restrizioni.
Il giallo corrisponde simbolicamente al caldo piacevole del sole e allo spirito felice" (Luscher M., 1969). 

La sua percezione sensoria è l'acutezza, il suo contenuto emotivo sono la speranza e l'ottimismo, i suoi organi/bersaglio sono il sistema nervoso simpatico e parasimpatico. L’attività del giallo è incerta e tende ad essere priva di coerenza e di un disegno pianificatore. 

"L’individuo giallo" può essere molto energico nel darsi da fare ma la sua attività si manifesta a sprazzi. Egli parla spesso di un desiderio di rilassarsi e nutre la speranza di una maggiore felicità, oltre a percepire la presenza di un conflitto da cui è necessario liberarsi. 

Il giallo spinge in avanti verso il nuovo, il moderno, verso ciò che si deve ancora sviluppare, ciò che non è ancora formato. Nell'esperienza del giallo è presente un forte desiderio di fuggire dalle difficoltà esistenti, di trovare una via di uscita che porterà sollievo, ma c’è anche superficialità: il cambiamento per amore del cambiamento e una richiesta pressante di esperienze alternative. 

"L'individuo giallo" vuole ottenere un’alta stima da parte degli altri e non ha mai riposo, spingendosi sempre in avanti nell'affannoso inseguire le sue ambizioni. Dove il giallo è compulsivo, imperativo, obbligatorio, inevitabile, si può cadere nella trappola dell’invidia.

La persona che non apprezza il giallo vive una particolare condizione emotiva: le sue speranze sono andate deluse e si sta confrontando con un senso di vuoto, si sente isolata o tagliata fuori dagli altri. In uno stato d’animo così serio, le qualità di vivacità e di effervescenza del giallo sono vissute come inopportune e superficiali. Più profonda è la delusione più il rifiuto sarà marcato. 

Il giallo rifiutato implica che la vita convulsa ha dato luogo a delusione e alla sensazione che le speranze non saranno realizzate. Questo tumulto può prendere forma di irritabilità, scoraggiamento o mancanza di fiducia e sospetto verso gli altri e i loro intenti. 

Se consideriamo quante persone mantengono e raggiungono obiettivi nella vita solo per le loro speranze e attese, si apprezzerà allora quanto devastante sia l’effetto della mancanza della speranza, e che il giallo rifiutato rivela un impoverimento allarmante di molti aspetti della vita. Il giallo rifiutato significa pertanto un tentativo di proteggersi contro l’isolamento, altre perdite o delusioni.







giovedì 2 febbraio 2017

Sentimento Blindato


"Berlin at Hasted Kraeutler" di Erwin Olaf - 2012



Wilhelm Reich parla di armatura caratteriale per comprendere in modo dinamico la funzione del carattere della persona.

Secondo una concezione economico/sessuale l’Io dell’individuo durante il conflitto fra pulsione e paura di punizione, assume una specifica struttura difensiva.

Per realizzare la limitazione della pulsione imposta dal mondo sociale e per padroneggiare l’ingorgo di energia che ne risulta, l’Io deve modificarsi. Il processo è interamente causale.

L’Io, la parte esposta della persona, s’indurisce quando si trova in una situazione conflittuale fra bisogno personale e mondo esterno minaccioso; acquista uno stile reattivo cronico che funziona automaticamente. La persona acquista il suo carattere.

L'individuo ha dovuto acquisire certe caratteristiche per gestire e padroneggiare angosce e aspettative, ma se fino a una certa età l'armatura caratteriale può dare dei vantaggi di potenza e determinazione, con il passare degli anni diventa sempre più un ostacolo alla completa realizzazione della persona. 

I bisogni adulti e la completa maturazione del talento naturale della persona troveranno nell'armatura un blocco e una serie di divieti imposti dai bisogni di difesa e protezione dall'angoscia che, anni prima, la persona ha dovuto erigere. 

La personalità affettiva si corazza e i colpi provenienti dal mondo esterno e le esigenze dei bisogni interiori si appiattiscono e s’indeboliscono urtando contro l’armatura.

L’armatura ha la funzione di rendere l’individuo meno sensibile al dispiacere, ma limita anche la sua mobilità affettiva e aggressiva e diminuisce la capacità di realizzazione e di piacere.

L’Io è meno mobile, più rigido e dal grado di spessore dell’armatura dipende la capacità di ordinare l’economia delle energie. 

L’armatura caratteriale consuma energia perché si mantiene con il continuo consumo di forze affettive, cioè vegetative che altrimenti (nel caso di una loro inibizione motoria) potrebbero produrre angoscia. In questo modo l’armatura caratteriale adempie alla funzione di elaborare e consumare l’energia vegetativa.

Dallo smantellamento analitico-caratteriale dell’armatura spesso emerge un’aggressività legata.

Quando nell’analisi del carattere si riesce a liberare l’aggressività contenuta nell’armatura, si libera anche angoscia. L’angoscia può essere trasformata in aggressività, così come l’aggressività può essere trasformata in angoscia.

L’inibizione dell’aggressività e l’armatura psichica si presentano insieme a un tono aumentato, spesso una rigidità della muscolatura delle estremità del corpo e del tronco.

I pazienti affettivamente bloccati, quando sono sdraiati, appaiono rigidi. Una modifica della loro tensione muscolare risulta un’operazione complessa.

Se si dice al paziente di rilassarsi volutamente, la tensione muscolare viene sostituita da inquietudine. In altri casi i pazienti eseguono involontariamente movimenti di diverso tipo la cui inibizione provoca immediatamente sensazioni di apprensione.

Questo stesso tipo di osservazioni indusse Ferenczi a costruire degli interventi tecnici attivi. Egli scoprì che l’impedimento di reazioni muscolari croniche aumenta l’ingorgo.

Reich collega questo fenomeno a qualcosa di più complesso di semplici modifiche quantitative dell’eccitazione. Egli si riferisce all’identità funzionale fra armatura caratteriale e ipertonia muscolare (rigore muscolare).


“Ogni aumento del tono muscolare, verso la rigidità, è un segno che un’eccitazione vegetativa, l’angoscia o la sessualità sono state legate. Se si manifestano sensazioni genitali, parecchi pazienti riescono ad eliminarle o ad attenuarle con l’inquietudine motoria; è esattamente ciò che accade quando si elaborano sensazioni di apprensione. Pensiamo alla grande importanza che riveste l’irrequietezza muscolare nella prima infanzia come scarica di energia” (Reich W., Analisi del carattere, 1949)  




domenica 29 gennaio 2017

Questo posto sono io

"Hairdressers in the Sun" di Robert Doisneau - 1966




Ogni gruppo attende una comunicazione, esplicativa di accadimenti esterni, che introduca nel suo perimetro strutture, regole e una fisionomia delle sue appartenenze.

L'individuo contribuisce alla collettività gruppale e l'espressione della somma dei contributi definisce nuove qualità. L'insieme dei contributi ritorna al singolo come forma amplificata dell'attitudine a partecipare e condividere.

Nel gruppo questi atteggiamenti raggiungono la soglia della percezione per effetto della proliferazione dei processi di auto-rappresentazione dell'individuo. Il membro del gruppo processa la sua esperienza tante volte quanti sono gli altri membri del gruppo, più uno: l'entità costituita dal nuovo insieme è il processo primario, iniziale e imprescindibile che consente il confronto e il dibattimento inter-soggettivo.

Nello scenario gruppale, l'intra-soggettivo (con il quale non intendo esclusivamente l'intra-psichico, ma anche e soprattutto l'intra-corporeo, riconoscendo al gruppo la capacità di attivare condizioni fisiche e fisiologiche, oltre a stati psichici connotati, che rendono il vissuto particolarmente riconoscibile) assume valore di luogo. La definizione, che accoglie il pensiero che il soggetto possa diventare contenitore non del gruppo ma della gruppalità, esprime l'idea che il volume dell'intra-soggettivo funga da spazio-parlante. 

Nell'etimologia incerta della parola luogo (forse dal latino locu) e dalla stessa incertezza sul termine latino locutus, che è la radice etimologica di locuzione, deriva il significato di un luogo che l'intra-soggettivo occupa nel gruppo e una sua identità locutiva: quella di produrre enunciati dotati di senso.

Il locutore (il parlante) è il luogo della gruppalità e il locus è la posizione fissa che occupa nel gruppo (locus, da locu, indica la posizione fissa che un determinato gene occupa sul cromosoma). La sequenza dei locus, la con-catenazione degli eventi verbali e la definizione del ritmo in un tempo del gruppo, introduce la narrazione e il dialogo, intra-soggetto e inter-soggetto.

Il legame associativo attraverso il quale si forma il gruppo si basa su due processi combinati: un processo di cooperazione nella realizzazione di un'intenzionalità collettiva; un processo di fissazione e di stabilizzazione dei contenuti di pensiero delle persone impegnate nell'azione collettiva, che crea un grado di sapere reciproco necessario al processo precedente” (Trognon, 1991).

Gruppo da gropponodo, derivati dal latino cruppa: insieme di cose o persone riunite, accostate una all'altra.
     
La partecipazione alla vita di gruppo degrada l'individuo, rende i suoi processi mentali simili a quelli della folla, la cui brutalità, inconsistenza  e irragionevole impulsività sono state il tema di tanti scrittori; tuttavia, soltanto con la partecipazione alla vita di gruppo l'uomo può diventare completamente umano, soltanto così può sollevarsi al di sopra del livello del selvaggio” (McDougall, 1920).